Death Cab for Cutie – Kintsugi

Death Cab for Cutie – Kintsugi

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Kintsugi-Death-Cab-For-CutieUna disco con tre gradini: si parte dal più alto, poi si scende fino al terzo.
E’ lo stesso percorso di Ben Gibbard che si è separato prima dalla moglie e poi dal suo amico Chris Walla, produttore e anima musicale dei Death Cab for Cutie.
Ben ha lasciato la California per tornare a Seattle e questo, vista la storia (Hendrix, i Pearl Jam e Cobain sono della città degli aerei), basta per sperare in un prossimo album migliore.
Kintsugi, uscito lo scorso 31 marzo per la Atlantic Records, è l’’ottavo lavoro della band Washingtoniana.

Il titolo indica l’’arte giapponese di aggiustare ceramiche rotte usando materiali preziosi come collante.
Titolo perfetto per il periodo che ha attraversato Gibbard e la band.
Le prime tre tracce mi hanno incuriosito: anche in questo caso “No room in frame”, la prima, è la migliore, rispettando la teoria dei tre gradini.
E’ bastato l’attacco per farmi mettere a posto con la seduta per poter assumere la posizione dell’ascoltatore che non vuole perdere una sola nota.
Massimo rispetto e massima attenzione mentre Gibbard canta “Non so come cominciare, ci sono troppe cose che non ricordo”.

Poi arriva Black Sun, il primo singolo, che ha una sonorità vellutata e la giusta dose di elettronica, con un riff forse un po’ banale ma intrigante al punto giusto. “

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Se il disco è tutto così, è un capolavoro” mi sono detto.

Poi arriva “The Ghosts of Beverly Drive” con il sapore degli U2 e anche questo è un brano che funziona.

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Tre brani malinconici forse scritti mentre la ferita per il divorzio era più profonda.
E inevitabilmente sono quelli più belli.

La quarta traccia, forse la più scialba in assoluto, mi riporta sulla Terra e mi fa capire che il disco non è un capolavoro.

E il primo gradino è fatto.

Poi due brani acustici, intimisti, belli ma che non mi fanno vedere il cielo in una stanza. Da “Good help (is so hard to find)” in poi scendiamo un altro gradino.

I Dcfc si fanno prendere la mano dall’elettronica, dai ritmi pop, quasi dance, e scivolano nell’anonimato più deludente se confrontati con i primi tre pezzi.

Salvo “Ingenue“, perché più simile ai magnifici tre brani iniziali.

Kintsugi si chiude con una ballad perfetta per Grey’s Anatomy dove anziché ricucire i cocci di ceramica si ricuciono esseri umani. Perché alla fine sono proprio i Death Cab for Cutie ad aver bisogno di ricucirsi per trovare una nuova identità.

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