Risultati della ricerca per: “blues”

  • La Taranta Folk di Vinicio Capossela – L’Indispensabile

    La Taranta Folk di Vinicio Capossela – L’Indispensabile

    taranta-folk-capossela-indispensabileE’ un contenitore colmo di ricordi ai quali non è possibile rinunciare. Si presenta così ‘L’Indispensabile’, una raccolta delle canzoni più rappresentative di Vinicio Capossela: 18 brani ed un solo inedito, ‘Si è spento il Sole’, brano inciso da Adriano Celentano nel 1958 e dedicato da Capossela al padre Vito. Una cover in stile calexico suonata da Glauco Zuppiroli al basso, Mirco Mariani alla batteria e Giancarlo Bianchetti alle chitarre. Un best of per il cantautore più rappresentativo della sua generazione, in grado di far convivere i blues più ‘aspri’ e le influenze melodiche mediterrane, le accattivanti melodia di matrice balcanica e le atmosfere surrealiste. Pubblicata nel 2003 la raccolta ‘L’indispensabile’ rappresenta un disco interessante ed utile per chi non possiede l’intera produzione di Capossela, il quale ha spesso dichiarato di non aver mai visto di buon occhio questa pubblicazione anche se ha simpaticamente dichiarato, a riguardo: “la sentivo un po’ prematura ma alla fine me ne sono fatto una ragione, e, se proprio un’antologia deve uscire, mi sono detto, meglio che sia da vivi..”.

    Le opere discografiche di Vinicio Capossela le trovate su Amazon.it!

    Il cantautore, che tra i tanti concerti della sua carriera ha preso parte anche al festival Taranta folk, si racconta nei brani de L’Indispensabile, canzoni cariche di passione e tormento, dalle quali trapelano tutte le peculiarità artistiche e stilistiche di Capossela. L’obiettivo è raccogliere e riassumere i primi tredici anni di carriera di Capossela in un best of che rappresenta l’ultima pubblicazione con l’etichetta Cgd East West prima del passaggio alla Atlantic Records. Si va da ‘Ultimo amore’ a ‘Il ballo di San Vito’, da ‘Zampanò’ a ‘Corre il Soldato’, da ‘Ultimo Amore’ a ‘Ma L’America’, tra sonorità folk, pop, latin e jazz. Per ballare e lasciarsi cullare dai sogni in musica ‘disegnati’ da un grande cantautore.

  • Hozier ed il suo album di debutto: Hozier (perchè la semplicità è sempre una bella cosa)

    Hozier ed il suo album di debutto: Hozier (perchè la semplicità è sempre una bella cosa)

    hozierTake me to church, brano con cui Hozier apre il suo album d’esordio, è la canzone più ascoltata e condivisa del 2014 su Spotify e questo ha reso il lungagnone irlandese, 24 anni, la superstar dallo streaming.

    Dopo il successo negli Usa, l’album prodotto da Rob Kirwan (Depeche Mode, Editors e PJ Harvey) è arrivato in Italia.

    Più che l’ascoltata e celebrata “Take me to church”, ci siamo concentrati sugli altri brani dai quali emerge una sincera e riuscita rielaborazione di blues e soul con sonorità contemporanee, meno ruvide rispetto al grande passato e con evidenti contaminazioni gospel ma soprattutto folk, specie per il sound delle chitarre utilizzate, armoniche e slide.

    Batteria e chitarra sono sempre in primo piano.
    Niente di rivoluzionario ma qualcosa di diverso e di sincero.

    [iframe src=”https://embed.spotify.com/?uri=https://play.spotify.com/album/7HW03Zew4rnOhy5uwskRSz” width=”300″ height=”380″ frameborder=”0″ allowtransparency=”true”]

     

     

    A convincere non è solo la hit ma altri brani dell’album tra i quali “To Be Alone”, blues senza fronzoli e preciso stilisticamente.
    O, “Work Song”, che sembra un tributo moderno ai tradizionali work song, i canti che accompagnavano i neri nel lavoro e dai quali è nato il blues e poi il jazz.
    Anche “Angel of Small Death and the Codeine Scene”, seppur meno intenso degli altri, si fa apprezzare per il suo gospel rock.

     

    La perla è forse Cherry Wine, un solo voce e chitarra molto delicato che fa sciogliere l’ascoltatore nella sua fragilità
    Oltre l’impianto musicale non sono da trascurare i testi, impegnati e di denuncia che completano un prodotto di qualità.

     

    Una bella novità rispetto ai brani pop-dance, allegri e danzerecci che occupano i primi posti delle classifiche.

     

    Hozier piace perchè è il prototipo dei ragazzi e giovani che si chiudono in camera la sera con la chitarra per comporre brani e non si piegano ai talent show, con la speranza che qualcuno li noti… nel web.

    [iframe width=”560″ height=”315″ src=”https://www.youtube.com/embed/MYSVMgRr6pw” frameborder=”0″ allowfullscreen]

  • Recensione Sanremo 2015, tutte le canzoni

    Recensione Sanremo 2015, tutte le canzoni

    festival-sanremo-2015-logo-ufficialeNon senza fatica abbiamo superato anche il Festival di Sanremo 2015, ottimo dal punto di vista degli ascolti televisivi, scarsino per la qualità musicale. A parte Giovanni Caccamo e i Kutso, finiti ai primi due posti, le nuove proposte hanno osato poco. Il primo ha vinto tutto con “Ritornerò da te”, classico brano sanremese, ben arrangiato, che mette in evidenza la capacità compositive e vocali del giovane modenese assoldato dalla Sugar. I Kutso sono stati la personale rivelazione del festival. On stage non hanno avuto rivali. “Elisa” è un brano piuttosto semplice nella ritmica e nella melodia, ma non nell’esecuzione canora.

    [iframe src=”https://embed.spotify.com/?uri=https://play.spotify.com/album/5uXUoX82xomuIEqlytihIm” width=”300″ height=”380″ frameborder=”0″ allowtransparency=”true”]
    Moltissime le voci femminili in gara. Tra Annalisa e Chiara preferisco Nina Zilli. “Sola” non è un brano che passerà alla storia. L’accostamento con Amy Winehouse (anche per l’acconciatura) è fin troppo scontato in un blues semplice ma raffinato ed elegante. Lara Fabian è apparsa fuori contesto con un pezzo troppo internazionale per un festival nazional popolare. La Tatangelo ha cantato “Libera”, pezzo non inferiore a molti altri che l’hanno preceduto. Pur esibendo una bella voce, il brano della Atzei (che non troviamo su Spotify) non spiccava di personalità e originalità, troppo debole per competere con gli altri. Irene Grandi ha lasciato a casa il suo graffio rock. Una canzone “piatta” che ha deluso. Grazia di Michele e Platinette puntavano sul testo. Il peggior allievo della Di Michele avrebbe cantato meglio di lei e questo probabilmente spiega perchè “Io sono una finestra” non ha fatto presa. Nella sua carriera Malika Ayane ha cantato molti brani migliori ma la sua personale timbrica e la sua interpretazione rendono “Adesso e qui (Nostalgico presente)” una bella canzone. Unico gruppo in gara: i Dear Jack. Nell’ultima serata la giuria degli esperti non ha assegnato loro nessun voto e questo spiega tutto. I Soliti Idioti Biggio e Mandelli hanno vestito i panni dei moderni Cochi e Renato. Prevedibile il loro ultimo posto. Raf, insieme alla Grandi, è l’altra delusione. “Come una favola” è un brano sempliciotto che andava eseguito con una grinta ben diversa per essere valorizzato. “Oggi ti parlo così” di Moreno è una canzone “furba”, intrisa di rap intervallato da riff parlati. Obiettivo riuscito a metà. Nesli lo ha preceduto con un brano che verrà dimenticato in fretta. Britti, Fragola e Grignani non hanno inciso. Tre storie ed esperienze diverse ma per un unico, scarso risultato. Marco Masini ha portato un pezzo adatto alle sue corde. “Fatti avanti amore” di Nek è un brano per tutte le stagioni e dignitosissimo. Il Volo era favorito e ha vinto ma non grazie alla giuria di esperti. “Grande amore” non ha incantato il pubblico musicale. Citazione per Federico Paciotti che ha fatto vedere cosa vuol dire proporre una novità.

  • Tra le Nuove Proposte a San Remo i Kutso: Scopriamo Chi Sono

    Tra le Nuove Proposte a San Remo i Kutso: Scopriamo Chi Sono

    Sanremo 2015, presentazione degli otto giovani finalistiDa alcuni anni fanno molto parlare di sè e la prossima partecipazione al Festival di Sanremo certamente accrescerà la loro notorietà. Sono i Kutso, band romana formata da Matteo Gabbianelli, cantante, Donatello Giorgi alla chitarra e voce, Luca Amendola al basso e voce e Simone Bravi alla batteria. Nati a metà degli anni duemila si sono subito distinti per aver vinto alcuni contest musicali e per aver fatto da opening a diverse band come Bud Spencer Blues Explosion, Radici nel Cemento o Nobraino. Il gruppo, che a Sanremo gareggerà nella sezione ‘nuove proposte’ nasce come una fusione di scherzo e provocazione con un linguaggio musicale ‘gioiosamente frenetico’, come si legge sul loro sito ufficiale.

    Ciò che caratterizza il loro stile sono certamente i testi, volutamente sarcastici e simpaticamente disfattisti, ma anche le esibizioni live, nel corso delle quali i Kutso danno il meglio di sè tra momenti nonsense e travestimenti stravaganti. Nel corso del 2014 la band si è fatta notare per la partecipazione al Concerto del Primo Maggio a Roma, esibendosi davanti a 700mila persone, e ai concerti di apertura a Caparezza a Miami, in occasione dell’Hitweek Festival e al Postepay Rock in Roma 2014. Il loro primo Ep ‘Aiutatemi’ è stato pubblicato nel 2011 mentre il primo disco, ‘Decadendo (Su un materasso sporco)’ è stato pubblicato nel 2013 e ad esso ha fatto seguito un intenso tour, chiamato ‘Perpetuo Tour’, con oltre 100 date in tutta Italia nel solo 2014. Tra gli altri eventi che hanno caratterizzato la carriera dei Kutso, vi è poi la partecipazione all’Hard Rock Live Roma in piazza del Popolo, esibendosi insieme a gruppi quali The Fratellis, Jack Jaselli, Velvet e Negramaro. Attualmente la band è impegnata nella creazione e registrazione del nuovo disco.